Ora più che mai, la Sicilia avrebbe bisogno di strumenti di pianificazione urbanistica validi e aggiornati, che permettano in futuro di scongiurare tragedie come quella ormai nota che ha colpito Favara, in provincia di Agrigento. In vista del convegno sul tema “Centri storici siciliani: politiche di riqualificazione” organizzato dalla Consulta regionale degli Architetti e dall’Ordine di Agrigento – oggi al Castello Chiaramontano di Favara - l’Ordine degli Architetti di Catania, presieduto da Luigi Longhitano, non può non pronunciarsi sulla situazione attuale dell’urbanistica, sottolineando anche i propri sforzi compiuti in questa direzione e sperando in un riscontro da parte della compagine politica regionale.
«Le norme che in Sicilia regolano la forma del territorio – sottolinea il presidente Longhitano - derivano dalla separazione delle azioni di conservazione e trasformazione e in particolare dall’individuazione nei territori urbani dei luoghi della trasformazione e dello sviluppo edilizio. Sin dalla promulgazione della legge urbanistica nazionale, si è avuta una stasi procedurale che ha portato alla mancata promulgazione di strumenti di pianificazione a qualsiasi livello e titolo».
Ai fatti, ciò significa che in tutti quei comuni dove non sono stati creati piani urbanistici, non sono state fissate le direttive generali di sistemazione della totalità del territorio, al fine di garantire la “funzione sociale” richiamata dall’articolo 42 della Costituzione. «Ovviamente – spiega Carmelo Salanitro, tesoriere dell’Ordine - tutto ciò ha comportato la mancanza pressoché totale d’ogni forma di programmazione di tipo territoriale, ambientale, sociale e soprattutto economico, se ricordiamo che la pianificazione urbanistica prima di essere una serie di semplici elaborati grafici è anche modello di sviluppo economico per un determinato territorio».
Al convegno di domani, l’Ordine etneo sarà rappresentato dal coordinatore del Dipartimento per il governo del territorio Nuccio Russo: «La Sicilia ed i siciliani – afferma Russo - attendono da anni una riforma urbanistica per superare una normativa, vecchia di oltre trent’anni, che ha impedito ai comuni di dotarsi, in tempi ragionevolmente brevi, degli strumenti indispensabili per una corretta gestione del territorio. Con l’opportunità di una nuova legge siciliana, definita “piano casa”, avevamo intravisto la possibilità di esprimerci, almeno in parte, per modificare alcune norme, vecchie e contraddittorie. Speravamo di introdurre – continua Russo - sempre al fine della sicurezza, la possibilità di consentire e normare la sostituzione all’interno dei centri storici delle nostre città, i quali rappresentano la vera storia del territorio ma non sempre sono nelle condizioni tali da garantire la sicurezza di chi li abita e di chi li vive».
Non si può dunque non porre l’accento su altri strumenti di pianificazione esecutiva, come i piani particolareggiati del centro storico: sono infatti pochi i comuni siciliani che ne sono dotati «mentre la restante – continua Salanitro - quasi la totalità delle comunità, non lo sono e non usufruiscono di quelle azioni di recupero dei tessuti e delle architetture, oltre che di dotazione di servizi e di attrezzature, della relativa tutela e valorizzazione».
«È in questo senso - sottolinea Longhitano - che una riforma della normativa urbanistica risulta urgente e indifferibile, prevedendo nuovi meccanismi di distribuzione dei diritti edificatori, seguendo tempi certi». «Sembra altrettanto interessante – specifica Salanitro - l’idea nissena e successiva ai fatti di Favara, della creazione di un modello autonomo che oltre a promuovere la riqualificazione e il recupero del centro urbano, in collaborazione con Iacp, Istituto autonomo case popolari, promuova un diverso, nuovo uso di esso, come ad esempio nel settore dell’edilizia economica e popolare, oppure ancora nel settore produttivo leggero, oppure ancora nel settore dei servizi sociali, e nell’auspicio di quella tanto decantata qualità architettonica».
«Saremo presenti a Favara – conclude Russo - perché sappiamo che il Governo regionale vuole intervenire per riformare la legge sul territorio e noi chiediamo di essere ascoltati in proposito, al fine di contribuire fattivamente al tanto aspettato processo di sviluppo che parte dal governo del territorio».
Una proposta concreta, quella degli architetti etnei, che sono sempre scesi in campo affrontare argomenti riguardanti la politica del territorio: una proposta - documento che rappresenti la volontà collettiva dei tecnici siciliani (architetti, ingegneri, geologi, agronomi, Inu – Istituto nazionale urbanistica - Lega Ambiente, Università) per esortare il Governo della Regione a legiferare per una nuova legge sul governo del territorio e sui punti sopra descritti.








