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sabato 31 luglio 2010 01:07 Collabora
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Quel vertice mafioso in una stalla di San Cristoforo

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L’arresto di Sebastiano Lo Giudice è un duro colpo inferto al Clan Cappello. Il boss è ritenuto l’elemento di spicco della frangia più violenta del gruppo mafioso di Catania, quella riferibile alla famiglia Bonaccorsi detta Carateddi. La madre è infatti Caterina Bonaccorsi, sorella degli ergastolani Ignazio e Concetto.

Il blitz della Squadra Mobile ha sorpreso il super latitante all’interno di una stalla dello storico quartiere San Cristoforo dove era in corso un vero e proprio summit di mafia durante il quale il boss stava impartendo ordini ai suoi su come gestire il mercato della droga che al gruppo, secondo stime degli investigatori, permetterebbe di fatturare tra i 30 i 40mila euro al giorno.

Alla cattura del boss, che per la Procura "è il reggente indiscusso del gruppo militare più forte presente a Catania", si è giunti grazie alle indagini della squadra mobile della questura di Catania, coordinate dal procuratore capo Vincenzo D’Agata e dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia etnea Pasquale Pacifico e Francesco Testa.

Al momento dell’arresto Lo Giudice, hanno riferito gli investigatori, si è congratulato con gli agenti che lo ammanettavano, per la loro professionalità. Ora dovrà rispondere di associazione a delinquere, detenzione illegale di armi, estorsione oltre che di numerosi omicidi, alcuni commessi personalmente, altri come mandante.

Insieme a Lo Giudice in manette sono finiti anche Domenico Privitera, 38 anni, Giovanni Spinale, 45 anni, ritenuto elemento di spicco del clan Cappello, Natale Cavallaro, 28 anni, Giuseppe Platania, 28 anni, e Alfio Sanfilippo, 44 anni, proprietario della stalla. Su tutti pende l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti del pregiudicato, aggravato dalle finalità di favorire l’organizzazione mafiosa da questi capeggiata.

La perquisizione della stalla ha permesso alla Squadra mobile di requisire una pistola Beretta, con colpo in canna, fusti con all’interno circa 15 Kg di marijuana, una moto Yamaha, uno scanner e due radio sintonizzate sulle frequenze delle Forze dell’Ordine.

Sebastiano Lo Giudice, soprannominato "Ianu u carateddu", era ricercato dallo scorso 22 ottobre, quando è sfuggito all’operazione Revenge della Dda di Catania. Nei suoi confronti era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti.

Alle mire espansionistiche di Lo Giudice sono attribuite le tensioni innescate nei contesti mafiosi catanesi dalla seconda metà del 2008 e che hanno contrapposto la sua cosca prima contro il clan Sciuto-Tigna, e successivamente, nel corso del 2009, contro i Santapaola-Ercolano e i Cursoti milanesi.

 

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