
di Mirko Tomasino
Le parole pronunciate dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Sergio Lari, tuonano come bombe: si è vicini ad una verità definitiva, di tipo politico, sulla strage che pose fine alla vita del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta.
Il magistrato precisa, ribadendolo più volte, che nessun politico attuale è coinvolto nell’eccidio del ‘92 e favorisce alcuni particolari anche sull’attuale presidente del Consiglio: “Io sono sbalordito da certe affermazioni. Il nome di Berlusconi non è stato nemmeno ventilato in occasione dell'audizione alla commissione Antimafia, né nelle indagini sulla strage di via D'Amelio figura il presidente del Consiglio, come nessun altro personaggio della politica attuale. Quindi non comprendo le ragioni per cui necessariamente si voglia attribuire ai pubblici ministeri di Caltanissetta un'intenzione di questo tipo. Sono affermazioni gratuite e totalmente destituite di fondamento".
"I punti oscuri di questa vicenda - prosegue Lari - sono tanti. Siamo riusciti a scoprire, attraverso le rivelazioni di Gaspare Spatuzza, e attraverso una rigorosa attività di riscontro, che le precedenti indagini erano basate sostanzialmente sul nulla. Tutti i processi: Borsellino uno, Borsellino bis, sono basati su dichiarazioni di tre soggetti che hanno sostanzialmente ritrattato tutte le precedenti accuse. Questa è la grande verità che abbiamo accertato, e ritengo sia un fatto molto importante aver fatto luce su questa vicenda. Non dimentichiamo che si sono concluse con numerose sentenze passate in giudicato, con le quali sono stati inflitti anche numerosi ergastoli".
Il procuratore nisseno rettifica anche il senso di una sua passata dichiarazione, in cui sosteneva che l’impatto di queste presunte verità avrebbe inflitto un duro colpo alla politica. “Questa vicenda fa emergere un errore clamoroso – sostiene Lari - basato su un depistaggio da parte degli organi investigativi della polizia di Stato. Questo è il dato che è emerso, e quindi non credo che questa cosa possa far tremare la politica, anzi io devo cogliere, da parte della politica, un interessamento alle nostre indagini e la volontà di fornirci tutti quei supporti di cui abbiamo bisogno. Il semplice fatto che la commissione antimafia sia venuta ad ascoltarci lungamente su questi temi, è un fatto importante. Non dimentichiamo che lo stesso capo dello Stato in più occasioni ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica italiana sulla necessità che su queste vicende si faccia chiarezza. Come lui, il presidente della Camera e il Guardasigilli. Quindi non direi assolutamente che da parte della politica ci sia disinteresse. L'unico aspetto negativo che è arrivato dalla politica è stata la mancata concessione del programma di protezione per Spatuzza".
Un sospiro di sollievo, di certo, sarà scaturito dagli ambienti istituzionali, soprattutto da parte del senatore Beppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia, il quale, alle prime dichiarazioni rese da Sergio Lari era intervenuto con fermezza: «Nego decisamente che i magistrati di Caltanissetta abbiano dichiarato di essere ad un passo dalla verità sulla strage di Via d'Amelio e che la politica non sarebbe in grado di reggere il peso di tale verità».
Siamo di fronte alla conclusione di una triste vicenda o all’ennesimo grande bluff?








