di Alfio LisiCatania appartiene alla decantata dimensione Europea, una comunità dove la povertà dovrebbe non regnare da tempo e nella quale ogni cittadino dovrebbe avere diritto ad una casa in cui risiedere dignitosamente. Ma basta osservare i risultati della speculazione edilizia che ha attanagliato la città negli anni 50 e 60 (un esempio su tutti quello che fu il quartiere di S. Berillo oggi conosciuto come Corso M. Della Libertà e che ancora oggi rischia di trasformarsi in un monoblocco di cemento armato) per rendersi conto del modo in cui vivono, o meglio sopravvivono, centinaia di persone e tra queste bambini, donne incinte e malati.
Persone ridotte a "fantasmi" della cosiddetta società civile, a cui nessuno dà ascolto a partire dalla politica e da chi amministra la città. Qualcuno si è limitato a denunciare l'aspetto dell'igiene, che ovviamente è una delle consenguenze più gravi del degrado in cui si trovano i reietti senza diritti e senza voce di una società che continua a girarsi dall'altra parte per non vedere.
Tanti uomini e donne dormono sotto i portici e i ponti e le file degli indigenti alla ricerca di un pasto si fanno ogni giorno più lunghe.
E' diventato necessario, urgente, determinante, vista la scarsa volontà degli organi istituzionali, occuparsi di questi sfortunati (tanti di essi sono catanesi). È il momento di superare il filtro della burocrazia nostrana e far ricorso alle Nazioni Unite e all'Unione Europea, perchè intervengano prima che sia troppo tardi.