Tra vecchie e nuove forme di criminalità la Sicilia è ancora soffocata da attività illecite che non gli fanno guadagnare il primato in materia di sicurezza.
Furti, rapine ed estorsioni sono ancora una forte piaga del territorio. Secondo le relazioni delle corti d'appello di Palermo e Catania, nel periodo tra il 30 giugno 2010 e il primo luglio 2011 sono stati rispettivamente 22.953 e 49.781 le denunce per tali tipologie di reato, in aumento rispetto all'anno precedente. Ciò che stupisce, dopo un primo sguardo a questi dati, è che le denunce nel distretto catanese sono raddoppiate rispetto a quelle registrate dalla corte d'appello di Palermo, nonostante questa comprenda anche i distretti di Agrigento e Trapani.
Nell'area etnea sono i furti ad incidere maggiormente su tale aumento, mentre per le altre tipologie si verifica una, seppur lieve, diminuzione. Nell'area di competenza della corte d'appello di Palermo invece, seppure i furti registrino un +6 per cento, sono le rapine il fenomeno più incisivo e in particolare quelle a danno di banche e uffici postali che registrano un incremento del 44 per cento rispetto allo scorso anno. Come si legge infatti nel rapporto redatto dal presidente Vincenzo Oliveri "gli istituti di credito continuano a rappresentare un bersaglio appetibile per i rapinatori, al pari dei carichi degli autotrasportatori." Bersagli costanti sono anche supermercati, farmacie e centri commerciali, quotidianamente vittime di rapine commesse soprattutto da soggetti giovani appartenenti alla cosiddetta "microcriminalità". In tutti i casi inoltre si constata una crescente "competenza" (se così si può definire) dei criminali, soprattutto in presenza di videosorveglianza.
Se per furti e rapine i dati sembrano rispecchiare la situazione, per le estorsioni fotografare la realtà è più difficile poiché, secondo quanto riportato nella relazione della Corte d'appello di Palermo, le denunce sarebbero inferiori rispetto ai casi reali. Nonostante si registri un apparente calo il fenomeno sembra essere in costante espansione. Quest'ultima è attribuibile , secondo il presidente Oliveri "sia alla costante presenza sul territorio dell'organizzazione mafiosa sia all'evidente intenzione, da parte dell'associazione, di ribadire all'esterno la necessità del controllo delle attività".
La carenza di denunce, seppur non giustificabile, è comunque comprensibile: nonostante i sistemi di tutela delle vittime, come l'ammissione a programmi di protezione, resta forte la paura dello sradicamento e delle conseguenze che un atto seppur giusto e doveroso, può comportare.
Per concludere con questa panoramica sulla criminalità, occorre riservare un ultimo sguardo al fenomeno dell'usura. Un fenomeno in lieve diminuzione nell'area etnea e in lieve aumento in quella palermitana. L'usura non risparmia nessuna classe sociale, come si legge nel rapporto della corte d'appello di Palermo il credito usuraio "viene acceso per soddisfare un ampio e variegato arco di bisogni, che spazia dalle gravi necessità di ordine familiare all'acquisto di sostanze stupefacenti, all'approvvigionamento di capitali per l'esercizio e la gestione di attività economiche e di piccola impresa". È proprio il versante delle Pmi a preoccupare maggiormente poiché in un momento di grave crisi economica, come quella attuale, cresce il rischio di finire in mano agli strozzini per cercare di salvare le imprese.