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venerdì 10 settembre 2010 23:44 Collabora
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L’ Abecedario di Camilleri: “La lingua è un arboro che non può campare senza linfa”

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Quando da piccolo giocava a «È arrivato un bastimento carico di …» non imbroccava mai una parola. Oggi – dice – «mi sono riscattato». Nella video-intervista Abbecedario, contiene 2 dvd e un volume curati da Valentina Alferj con la regia di Eugenio Cappuccio, Andrea Camilleri si racconta dalla A alla Z.  Rilancia e commenta a puntino 40 voci, da «Anomalia» a «Zibaldone» passando per «Intercettazioni», «Magistrati» e «Alice» (nel paese delle Meraviglie).

Dalla più banale alla più insidiosa, scantona ogni remora al racconto e intanto fuma. Cantastorie, trobador tutt’altro che ‘fou’, talking-head cum grano salis, mezzobusto pensante, Camilleri vale il tempo dell’ascolto. Vale insomma sei ore di filmati.

Il papà del Commissario Montalbano è ripreso a casa sua, sprofondato in poltrona davanti alla libreria dalle scansie irregolari. «Le riprese sono durate una settimana – ha spiegato Cappuccio alla proiezione in anteprima del video - Giravamo dal primo pomeriggio alla sera. Ogni tanto la moglie Rosetta faceva capolino per vedere se avevamo finito. Il montaggio [di Antonio Memmi] è stato semplice. Si è mantenuta una certa continuità nelle interviste. Le parole non montate per motivi di tempo sono state comunque incluse nel volume edito dalla casa editrice Derive e Approdi, il cofanetto con due Dvd presente in libreria già dal 9 giugno».

Con accento tipicamente siculo, Camilleri commenta così la parola «Dialetto»: «La lingua è un arboro che non può campare senza la linfa. I dialetti sono la linfa della lingua. Ma chi vuole fare il tg regionale in dialetto è un cretino». «Bicicletta» gli fa venire in mente la guerra e il viaggio per andare dal padre a Porto Empedocle. Sul «Fascismo» – «un virus mutante che è tornato negli ultimi anni» - ricorda che «a dieci anni volevo andare volontario in Abissinia. Poi l’illuminazione. Ho letto Malraux e ho cambiato idea». Dell’«Università» lamenta i tagli [«Spacciare come riforma quelli che sono tagli spaventosi all’istruzione significa abbassare la qualità di uno Stato»] e ironizza sul dis-valore della laurea oggi: «Posseggo quattro lauree ad honorem. Non riuscirò mai a battere Umberto Eco che ne ha 35, tra l’altro una anche in Architettura, io non abiterei mai in una casa progettata dall’architetto Eco, non mi dà affidamento». Anche sulla «Banana» dice la sua: «È diventata una metafora». E il massimo della metafora, secondo lo scrittore, lo fece «Josephine Baker quando ballava a tette nude con un gonnellino di banane al bacino cantando ‘J’ai deux amours mon pays e Paris».

 

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