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martedì 07 settembre 2010 04:29 Collabora
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Daniele Gangemi: “ La mia città a pochi passi dal cielo”. Catania protagonista in Una notte blu cobalto.

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di Daniele Di Frangia

Un catanese a Catania. Esordio in casa del giovane regista Daniele Gangemi con il film Una notte blu cobalto, già in programmazione nelle sale cinematografiche nazionali dal 18 giugno. Un lavoro pensato e scritto proprio per la sua città, per i suoi luoghi e per i suoi personaggi. E il cast è di prima scelta, specie se si pensa che è un’opera prima. I protagonisti sono Corrado Fortuna, Regina Orioli, Alessandro Haber ma anche tanti attori siciliani recepiti dal mondo del teatro. La colonna sonora porta la firma di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, colpito positivamente dalla storia di Gangemi. Un’idea brillante, originale e vincente visto il premio come miglior opera prima al Worldfest di Houston. Ma un’idea che rischiava anche di non vedere la luce nelle sale per colpa della distribuzione e della mancanza di una politica nazionale per gli emergenti. Daniele Gangemi alla fine ce l’ha fatta e adesso vede il suo prodotto finito conquistare gli spettatori del grande schermo. Con una storia vera e surreale al tempo stesso, fatta di sentimenti, passioni, incontri e quel tocco di magia che solo la Catania barocca  sa dare.

Daniele, Una notte blu cobalto è stato premiato nel 2009 come migliore opera prima al Worldfest di Houston, rassegna internazionale del cinema indipendente. Però hai avuto qualche difficoltà.

Ci sono tre tempi che scandiscono la storia di questo film. Uno risale al 2002 ed è il momento in cui, mentre preparavo il mio primo cortometraggio, nasce l’idea del film. La distanza dai luoghi e dai personaggi che poi la pellicola andrà a catturare ha un vantaggio, cioè quello di poter mettere a fuoco meglio le cose, di scoprire anche nuovi punti di vista che magari se fossi rimasto a Catania probabilmente mi sarebbero sfuggiti. Poi c’è un secondo tempo che è quello legato all’incontro con quelli che poi sarebbero diventati i produttori di questo film, questa coppia di imprenditori che dopo aver letto la sceneggiatura ha deciso di scendere in campo e di costituire la casa di produzione Orchidea proprio per far si che questo sogno diventasse realtà. Il terzo tempo è quello scandito dalla scelta del distributore Bolero film di portare il film in sala che comunque rimane una cosa enorme se pensiamo alle premesse, non solo legate ai tempi e alle difficoltà degli anni ma anche alla bella sinergia di sicilianità. Oltre al regista, anche i produttori sono catanesi, sono state coinvolte maestranze siciliane, per non parlare degli attori presi in buona parte dal teatro. Questo per dire che da siciliano e da catanese c’è un piacere in più nel vedere che non solo quella che era un’idea, un sogno, ha avuto una realizzazione ma che c’è anche un altro aspetto legato alla sinergia di sicilianità che per me è motivo di gioia in più visto che, tranne casi come Ciprì e Maresco, Roberta Torre, Franco Battiato, di solito la Sicilia è considerata uno straordinario paesaggio naturale però  se effettivamente questa terra sembra votata al cinema, perché non farne un punto di forza per noi siciliani?

Leggendo il cast si scorrono nomi importanti del cinema italiano come Corrado Fortuna, Regina Orioli, Alessandro Haber. Il fatto che tu abbia girato un film in Sicilia con questi attori è un motivo d’orgoglio per Catania.
Questo mi fa piacere sentirlo. Io sono stato tanti anni fuori per motivi di formazione però ad un certo punto c’è stata una scelta di tornare nella mia città. Tornando indietro con lo sguardo e con la memoria questa cosa mi fa molto piacere perché in quegli anni non sapevo come sarebbe andata a finire. Un’altra è legata alla scrittura nel senso che l’idea qual’era, che Catania in una storia del genere potesse assurgere a vera e propria protagonista accanto agli attori che hai citato e il fatto che questa cosa emerga è motivo d’orgoglio anche per me.

Questo film in un altro luogo non avrebbe avuto vita?
Io credo di no. La tematica che ho cercato di affrontare è universale. Cosa si è cercato di fare, di prendere le mosse laddove idealmente gli altri film finivano, cioè parlare di un grande amore ma iniziando dall’epilogo. Quindi su questo piano si potrebbe pensare che un film del genere si possa ambientare ovunque, laddove esistono i sentimenti e anche la rinuncia ai sentimenti forzata come può essere quella dettata dalla fine di una storia d’amore si può girare un film del genere. Per un regista poter ambientare una storia del genere nella propria città ha un vantaggio inevitabile anche a livello evocativo, nel senso che ogni luogo, ogni strada per te si porta dietro dei ricordi, delle esperienze, dei fantasmi in certi casi.

C’è una Catania notturna coi suoi luoghi storici. Cos’è che deve colpire nell’ambientazione e nei personaggi?
Le urgenze, se di urgenze si può parlare, erano tante. Da un lato sono innegabili alcuni tributi che mi sono concesso come questa danza attorno al liotro o il ripercorrere con la macchina da presa luoghi che sono conosciuti all’occhio del turista però dall’altro lato c’era anche il desiderio di raccontare una Catania meno conosciuta. Da spettatore catanese mi piaceva l’idea di poter inquadrare dei punti che solitamente il cinema che arriva da fuori non va ad inquadrare. In più l’aver potuto raccontare una passeggiata del protagonista ad inizio film da un punto macchina insolito mi rende felice. È come se la macchina da presa si staccasse da terra e seguisse l’onda emotiva dei pensieri. E questo l’ho raccontato con delle immagini catturate dall’alto. Rivederlo mi apre il cuore perché anche per un catanese è un punto di vista insolito poter vedere la propria città a pochi passi dal cielo. Negli anni ho creduto molto nella dimensione del viaggio, io credo che il viaggio sia un’occasione di crescita unica, di confronto con altre realtà, altre culture, altri modi di vedere la realtà. Alla luce di questo mi piace l’idea che un film come Una notte blu cobalto possa ricambiare il favore di tutto ciò che la società ti ha dato regalandole un viaggio. Houston è stata anche la prima occasione di far viaggiare una città. Quando sento che qualcuno dopo aver visto il film sente il desiderio di tornare a Catania o sente quella nostalgia di fondo di chi l’ha vissuta o anche la curiosità di chi non l’ha vissuta, mi riempie di gioia.

Cosa ci dici di Giuliano Sangiorgi (Negramaro) autore della colonna sonora del film?
Giuliano è geniale come artista e come persona. Per quanto riguarda il film, quello con Giuliano è un incontro vero e proprio, magico probabilmente nel senso che nasce in una fase di preparazione del film, a un mese dal primo ciak, in una nottata in cui tutto sembra possibile anche i sogni più audaci. Si decise di mandare la sceneggiatura per fargliela semplicemente leggere. Da lì è iniziato tutto, Giuliano ha non solo letto la sceneggiatura ma in una sola notte, un po’ come i grandi sanno fare, ha scritto buona parte di quella che poi sarebbe diventata la colonna sonora del film. È stata la magia degli incontri, io credo molto negli incroci dei destini.

Questa pizzeria Blu cobalto che dà il nome al film, cosa rappresenta?
L’idea era che questa pizzeria potesse diventare anche un luogo dell’anima per Dino Malaspina che è il protagonista. Dino si trova in un momento delicato della sua vita, proprio per essere rimasto solo, ma deve imparare a rialzarsi in un momento in cui tutti gli indizi sembrano dire che si sia bloccato. In questa lunga nottata onirica, a tratti surreale, l’incontro con la Blu cobalto è determinante. Innanzi tutto per Turi (Haber) che si trova a capitanare questa strana pizzeria, che diventa nell’arco di questa lunga nottata il punto di riferimento di Dino con le sue massime, le sue citazioni prese dall’arte della guerra.

L’idea di sceneggiatura era quella di tenere fino alla fine un po’ in sospeso il lavoro di questa strana pizzeria, quasi confondere le idee allo spettatore, nel senso di lasciare in bilico la missione che poi si scoprirà essere la missione della Blu cobalto tra il bene e il male per poi risolverlo sul finale. Questo perché io ho sempre pensato che nella vita le battaglie più difficili si combattano contro sé stessi e allora il gioco qual’era, cercare di affrontare i demoni di Dino così come si affronterebbero i nemici in una vera e propria battaglia. Quindi faceva gioco l’utilizzo di un trattato di strategia militare come è l’arte della guerra messo in bocca a Turi quasi come consigli che può dare un padre in una chiave surreale che può anche suscitare un sorriso. Lavorando sull’idea di Pirandello del senso del comico.

La solitudine è presente nel film, non solo in Dino ma anche negli altri personaggi, forse in maniera diversa.
Si in maniera diversa ma anche nel modo che ha di confrontarsi con Dino, non a caso quasi sempre le parole che escono dalla bocca di Turi sono delle massime che in questo senso non lasciano spazio ad un vero confronto. Il ruolo in questa notte di Alessandro (Haber) sarà quello di un maestro, una guida, un guru. Andiamo a raccontare una storia che si articola all’incirca all’interno di 24 ore. Inizia al mattino e finisce il mattino successivo però di queste ore noi andiamo a mettere a fuoco quelle notturne e non è un caso. La notte è quel momento della giornata in cui le difese si abbassano e anche per una questione di circostanze, di libertà dagli impegni sociali si è un po’ più soli con se stessi e certe urgenze, certi moti dell’anima emergono con più facilità.

Si parla di crisi del cinema italiano però il tuo caso ci insegna che le idee ci sono però?
Probabilmente più che la crisi economica a me preoccuperebbe la crisi di idee e a idee siamo messi bene. Più che soffermarmi sull’aspetto economico su cui già si stanno soffermando altri e più preparati di me io guardo l’altro aspetto cioè finchè non sono le idee ad andare in crisi, probabilmente c’è di peggio, mettiamola così.

Stai già progettando un nuovo lavoro?
I film sono come dei figli. Finchè non li vedi camminare con le proprie gambe fai fatica a staccartene da padre. C’è più di un’idea e tante sono storie siciliane, catanesi, che mi piacerebbe poter raccontare. Appena i tempi saranno maturi vedremo su quale cominciare a lavorare.

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