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Politica

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29 Gennaio 2012 ore 20:55

Soppresso il garante dei detenuti, ma i 100 mila euro restano in bilancio


Soppresso il  garante dei detenuti, ma i 100 mila euro restano in bilancio
Il mistero s'infittisce. Per quanti sforzi si faccia i centomila euro destinati al garante per i detenuti della Sicilia restano dove sono, nel bilancio preventivo della Regione siciliana, depositata da due mesi in Assemblea dal governo siciliano.

La finanziaria prevede la soppressione della figura del garante, ma i soldi restano nell'apposita voce di bilancio, inchiodati alla loro destinazione come il marmo alla sepoltura. La voce di bilancio - amministrazione presidenza, rubrica 8 Cap 124380 - è rimasta indenne, dopo avere attraversato innumerevoli traversie.
Il destinatario del compenso, senatore Salvo Fleres, ha annunciato nel corso di un'audizione in Commissione bilancio dell'Assemblea regionale, di avere rinunciato al compenso mentre il governo ha soppresso "la figura del garante". Due episodi che avrebbero dovuto cancellare i centomila euro. Che invece sono rimasti vivi e vegeti in attesa di raggiungere il destinatario dopo l'approvazione del documento finanziario.

 

Com'è possibile?

Mistero. Dall'assessorato all'Economia della Regione fu inviata ai 35 dipartimenti una lettera con la quale si invitava i destinatari a tenere conto ella necessità di contenere le spese, facendo proposte di modifica e riduzione dei capitoli di spesa. L'oggetto della missiva non deve avere suscitato l'entusiasmo degli uffici: solo due dipartimenti, infatti, hanno risposto alla richiesta ed alle sollecitazioni di risparmi.

Fra i due dipartimenti, l'Ufficio del garante, con una relazione e delle proposte (firmate dal senatore Fleres), che mantenevano in vita, nonostante la rinuncia, il compenso. La rimodulazione dei capitoli dello stato della previsione della spesa per il triennio 2012-2014 "afferenti all'Amministrazione 1 Rubrica 8 Titoli 1 e 2" lascia saldamente al suo posto il cap 124380. Centomila euro c'erano e centomila euro ci sono. Tutto il resto viene spolpato. Appena 46 mila euro per provvedere al funzionamento dell'ufficio e agli interventi a favore delle 27 carceri siciliane.

"Giova ricordare", scrive il garante, Salvo Fleres, in relazione alle sollecitazioni di riduzione della spesa, "che i vari capitoli di bilancio sono stati ridotti nel corso degli anni finanziari precedenti e dato che la disponibilità economica dei capitoli in carico a questo centro di spesa è ormai esigua, risulta difficile proporre ulteriori riduzioni che comprometterebbero del tutto la funzionalità dell'Ufficio, con grave nocumento per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e lo svolgimento ordinario dell'attività istituzionale cui all'art.33 L.R.5/20005".

Le preoccupazioni del senatore Fleres non sono destituite di fondamento. Come potrebbe funzionare l'Ufficio del garante senza il compenso che lo riguarda, centomila euro, e le 46 mila euro residue, pari al 25 per cento della spesa totale?

Deve essere questa la ragione per la quale, la relazione ha avuto un impatto singolare presso gli uffici preposti, visto che alla volontà politica, conclamata e formalizzata, di soppressione della figura (l'ufficio diventa segreteria della Presidenza), non corrisponde la soppressione della somma necessaria per retribuire il lavoro del senatore. L'attività del garante, hanno pensato, risulterebbe fortemente compromessa dal taglio.

Un ripensamento, dunque? No, affatto. Dimenticanza, distrazione, piuttosto. Che altro avrebbe potuto provocare la contraddittoria soluzione. Certo, la concomitanza dei due episodi, la rinuncia formale in Commissione bilancio e la scelta di sopprimere, ben descritta nella finanziaria depositata all'Ars, legittimano le consuete dietrologie dei malpensanti, che in questa storia fanno la parte del leone, avendo trovato pane per i loro denti, quando si è scoperto che a presidiare l'Aula, durante il voto per l'introduzione del compenso al Garante dei detenuti (in deroga alle incompatibilità) c'era proprio Salvo Fleres, allora vice presidente dell'Ars. Una pura coincidenza che le malandrineria della politica hanno trasformato in un "cicero pro domo sua", assolutamente lontano dalla realtà.

Comunque sia, di queste centomila euro che non si schiodano dal bilancio, ce ne ricorderemo anche grazie a loro, i malpensanti. Purtroppo.


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