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08 Novembre 2010 ore 19:19

Il respiro di una Madonna pop su Librino. ‘I baci mai dati’ di Roberta Torre


Il respiro di una Madonna pop su Librino. ‘I baci mai dati’ di Roberta Torre
di Angela M. Impastato

di Angela M. Impastato

E’ il respiro di una Madonna pop a introdurre poeticamente, e magistralmente, l’ultima opera di Roberta Torre, “I baci mai dati”.” Quasi primario soffio vitale, arcaico “pnêuma”, quel (sonoro) respiro si origina dal (silenzioso) “caos” di una piazza di periferia e dalle pieghe di una statua della Vergine che, nell’atto di donarsi alla comunità, in cerimonia inaugurale, intercetta lo sguardo e l’emotività della  tenera e  introversa adolescente Manuela (la straordinaria esordiente Carla Marchese).

Manuela vive nel popoloso e disagiato quartiere di Librino, periferia a sud di Catania progettata  negli anni Settanta da Kenzo Tange. Un progetto incompiuto, purtroppo. Per una periferia che Bufalino non avrebbe esitato a definire naturaliter cinematografica e che la regia e l’intuito di Roberta Torre hanno trasformato in colorata e vivace metafora di un paese e di un popolo (dire italiano è riduttivo) essi stessi incompiuti. Tristemente bloccati, nel cuore e nella mente, da malìe e suggestioni massmediali, così debordanti da portare superstizione e falsi valori a eclissare religione e spiritualità, e Gesù, Giuseppe e Maria a cedere il passo a Belen, Corona e Grande Fratello.

In quest’ottica, la mamma di Manuela, Rita (Donatella Finocchiaro sopra le righe delle proprie straordinarie capacità) è “desperate housewife”, sentimentalmente distratta dall’Onorevole (Tony Palazzo); mentre la sorella Marianna (Valentina Giordanella) è ragazza-immagine pronta a barattare anaffettività familiare con improbabili fidanzati (Alessio Vassallo) e sniffate. Papà Giulio (Beppe Fiorello), allenatore fallito,  sta “a margine” .  Poi c’è don Livio (Pino Micol), confidente di mamma e servo di Dio più sensibile all’estetica che all’etica.

Tutto intorno orbita il satellite “Viola” (la suprema Piera Degli Esposti), parrucchiera/fattucchiera tanto kitsch quanto carismatica, che nelle fluorescenti tinte del suo atelier, tra un book di acconciature alla Andy Wharol e una tronfia messinpiega  trova il tempo di  forgiare a carte e tarocchi le bramose coscienze delle clienti. Ed è proprio nella boutique di Viola che Manuela comincia ad apprendere i rudimenti della vita lavorativa, e affabulativa. Quando, infatti, nell’insonnia di una notte come tante, la ragazza assisterà alla “misteriosa” decapitazione della statua della Madonna, fresca di inaugurazione, e all’occultamento della testa, ecco che senza remore dichiarerà (dapprima alla mamma, quindi urbi et orbi) di avere ricevuto dalla Madonna, in sogno, le esatte indicazioni sul luogo che custodisce il sacro cimelio.

Da qui,  la beatificazione in terra della ragazzina. Con tanto di mamma/manager pronta a sfruttare il business e frotte di fedeli pronti a chiedere una grazia, un miracolo: chi il lavoro al  supermercato, ma nella fascia oraria più congeniale, chi (l’esilarante Lucia Sardo)  tv e fama per il figlio, chi fortuna e amore, chi guarigioni… E’ ovvio, però, che abiti monacali e segregazione in casa-santuario (seppure dorata) non possono rappresentare l’optimum per un’adolescente che tradisce ancora, nel rossore del volto, i segni dei primi innamoramenti e l’irrequietezza dell'età. Pertanto il momento della verità non tarderà ad arrivare. Ma porterà inaspettatamente con sé, insieme a un miracolo vero, quell’orizzonte di cambiamento così necessario a baci (e carezze affettive) mai dati e mai ricevuti in casa di Manuela.

Ecco perché, malgrado la sceneggiatura non sempre riesca a trovare il registro appropriato, e malgrado il cuore realistico e il cuore fantastico della storia non sempre riescano a battere all’unisono, gli spazi remoti dell’adolescenza e dell’anima (individuale e collettiva), così esaltati dallo stile originale e frizzante della Torre, rappresentano l’indubbio plusvalore di un’opera che può senz'altro ambire a "caso", non soltanto cinematografico, degli ultimi tempi. E non è poco.

SCHEDA TECNICA

Titolo originale: I Baci mai dati

Regia: Roberta Torre

Interpreti:
Carla Marchese, Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Piera Degli Esposti, Pino Micol, Martina Galletta, Alessio Vassallo, Tony Palazzo, Lucia Sardo, Valentina Giordanella, Gabriella Saitta,

Soggetto: Roberta Torre

Sceneggiatura: Roberta Torre e Laura Nuccilli (con la collaborazione di Alessandro Amapani)

Direttore fotografia: Fabio Zamarion

Musiche: Federico Di Giambattista, Andrea Fabiani

Montaggio: Osvaldo Bargero

Costumi: Loredana Buscemi

Scenografia: Biagio Fersini

Suono: Emanuele Cecere, Claudio Marani

Produttore: Roberta Torre (Rosetta Film), Amedeo Bacigalupo (Nuvola Film)

Italia

Durata: 80 min.

Genere: Drammatico


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