di Angela M. ImpastatoHa gettato il cuore oltre l'ostacolo, Pasquale Scimeca, con la moderna rilettura cinematografica de "I Malavoglia" di Giovanni Verga. Oltre l'ostacolo del romanzo, indiscusso capolavoro del verismo. Oltre l'ostacolo del film che Luchino Visconti trasse dal romanzo nel '47, "La terra trema", osannato capolavoro del neorealismo. Ed è con il cuore che il regista siciliano è riuscito a infondere al racconto verghiano/viscontiano quell'aura di tragicità e quelle caratteristiche di soggettività e introspezione che, arricchite di una giusta dose di rigore registico-formale e tensione morale, conferiscono al film un apprezzabile marchio di autorialità.
"Malavoglia" è ambientato ai giorni nostri e in un sud Italia che più a sud non si può: le terre di frontiera di Portopalo, Pachino, Marzamemi. Luoghi divenuti approdo per i "migranti", entrati di diritto a far parte della nuova epopea dei vinti. Il film inizia con uno sbarco di clandestini. Il giovane ‘Ntoni Malavoglia vi assiste e, accortosi della fuga di Alef, cerca di aiutarlo. Lo ribattezza Alfio, gli trova un lavoro e un tetto (vicino casa) sotto cui dormire. ‘Ntoni è appassionato di musica da discoteca, ma appartiene a una famiglia di pescatori e non può sognare un futuro diverso. La sua famiglia è composta dal nonno, Padron ‘Ntoni, dal padre Bastianazzo, dalla madre Maruzza e dai fratelli più piccoli Mena, Alessi e Lia.
Vivono nella Casa del Nespolo e hanno una barca, la Provvidenza, che in una notte di tempesta affonda, causando la morte di Bastianazzo e accrescendo i già non pochi problemi economici familiari. ‘Ntoni, rientrato dal nord dove si era recato per lavorare, riprende l'attività di famiglia e prova a stemperare tensioni e amarezze nella musica. La madre Maruzza scivola lungo gli impervi sentieri della malattia mentale. Mena inizia una relazione con Alfio, Lia si avvicina ad un giovane che sembra coinvolto nel mercato della droga (sono lontani i tempi dei "lupini"). Il nonno cerca di fronteggiare le avversità, i debiti e gli strozzini, fin tanto che un secondo naufragio della barca non lo costringerà a cedere la tanto amata Casa del Nespolo.
Ma il finale (lieto, a differenza di quello verghiano) vedrà la vena artistico-musicale di ‘Ntoni trovare un inatteso successo e ristabilire, quasi moderno deus ex machina, la pace e l'economia della famiglia, con gradito ritorno alla Casa del Nespolo.
"Malavoglia" ha il pregio di rivolgersi ai vinti con uno sguardo di amorevole comprensione e al tempo stesso di proiettarsi sui giovani e sul loro punto di vista, così da risolvere con sensibilità la controversa "dialettica" tra l'ineluttabilità del destino e la forza dell'autodeterminazione. Girato in dialetto con attori non professionisti (non sempre all'altezza) e l'eccezionale partecipazione dello scrittore Vincenzo Consolo, il lungometraggio ha nelle complementari e straordinarie musiche di Alfio Antico uno dei suoi punti di forza.
La canzone guida, un rap che mette insieme tutti i proverbi di Padron ‘Ntoni, è un cult ("ascuta i vecchi ca nun ti sbagghi...").
Il film è stato presentato con successo alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia e a eventi e festival di mezzo mondo.
Per tornare, allora, all'interrogativo iniziale, alla difficoltà di uscire indenni dal confronto con opere-capolavoro della letteratura e del cinema: Davide (Scimeca) ha battuto Golia (Verga, Visconti)? Se anche così non fosse, la sfida di Scimeca con il cinema italiano contemporaneo (e non solo) è, di sicuro, vinta.
SCHEDA TECNICA
Malavoglia,
Regia: Pasquale Scimeca
Cast: Antonio Ciurca, Giuseppe Firullo, Omar Noto,Elena Ghezzi, Doriana La Fauci, Greta Tomasello, Vincenzo Albanese, Naceur Ben. Hammouda
Sceneggiatura: Pasquale Scimeca, Nennella Bonaiuto, Tonino Guerra
Fotografia: Duccio Cimatti
Montaggio: Francesca Bracci
Scenografia: Paolo Previti
Costumi: Grazia Colombini
Musica: Alfio Antico
Produzione: Arbash Società Cooperativa, Classic, Cinecittà Luce, Cinesicilia
Vendite estere: Rai Trade
Italia, 2010, durata 94 minuti, 35 mm, colore
Uscita prevista: fine gennaio 2011, distribuzione Cinecittà Luce