di Mirko Tomasino
di Mirko Tomasino
La sera del 21 novembre Silvio Berlusconi, a Napoli per il vertice dell’ Onu sulla criminalità, riceve una telefonata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, il quale lo informa dell’arrivo a Palazzo Chigi di due ufficiali dei carabinieri intenti a notificare a Berlusconi un provvedimento della Procura di Milano affinché venga interrogato in qualità di indagato. Deve rispondere di “concorso in corruzione continuata” della Guardia di Finanza. Dopo mesi di indagini, in cui fu coinvolto anche il fratello Paolo Berlusconi, il Pool è risalito a lui.
La data di svolta è il 9 novembre 1994. Fino a quel giorno nessun elemento diretto e specifico consentiva di sospettare del presidente del Consiglio, ma il 9 Novembre9, spulciando fra le carte sequestrate negli uffici dell’avvocato Massimo Maria Berruti, legale Fininvest, dopo il suo arresto, Gherardo Colombo trova fra le pagine di un' agenda un pass di ingresso a Palazzo Chigi. Quel cartoncino non dovrebbe essere lì, Berruti al termine avrebbe dovuto restituirlo alla portineria di Palazzo Chigi invece l’ha incautamente conservato e quel pass segnerà l’inizio di tutti i guai per lui e per il presidente Berlusconi.
Il Pool somma una serie di dati ottenuti e quindi ricostruisce quella giornata dell’ 8 giugno 1994, quando iniziò l’operazione di depistaggio per occultare la tangente pagata dalla Fininvest alle Fiamme Gialle per ammorbidire la verifica sulla Mondadori. Borrelli e i suoi uomini concordano, una volta compreso che il Premier è invischiato nella tangente concessa alla Guardia di Finanza, la sua convocazione all’ indomani delle elezioni amministrative (21 novembre). La notizia dell’invito a comparire esce incautamente sul Corriere della Sera del direttore Paolo Mieli, provocando le ire dei capi di Stato e del Consiglio, nonché dello stesso Procuratore Capo Borrelli. Berlusconi, fornendo diverse scuse, non si presenta alla Procura di Milano, ma nel frattempo diventa bersaglio preferito di alleati e avversari politici, nonché dei quotidiani e della satira politica, mentre il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, lascia intendere la fine del governo e il suo passaggio all’opposizione.