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martedì 07 settembre 2010 04:35 Collabora
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Vaccino: e se fosse un placebo?

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La Cina ha vissuto ogni catastrofe e oggi è diventata una potenza economica. La sua popolazione cresce di minuto in minuto tanto… anzi, tantissimo. Oggi però si combatte su più fronti. Da una parte la dittatura moderna e da l’altra ecco una minaccia in realtà universale: il virus H1N1, volgarmente detta “Influenza Suina“. Ogni volta che nasce un bambino, in Cina c’è un nuovo caso di influenza.

In tutto questo marasma mondiale, chi si è arricchito è il settore farmaceutico, con un giro miliardario (parliamo di miliardi di dollari, euro, sterline) che ha condotto i paesi più o meno ricchi, ad acquistare le dosi di un vaccino del tutto sperimentale. Il costo cadauno è di 7,9 dollari e come dice  La Repubblica nella sua rubrica “Affari & Finanza“, Novartis (casa farmaceutica svizzera) nel solo quarto quadrimestre ha visto riempirsi le tasche di una somma che oscilla tra i 400 e i 700 milioni di dollaroni (probabilmente oscilla perché è anche piuttosto difficile riuscire a contare tutto quel gruzzolo).

Sempre citando Repubblica: “I governi dei paesi più ricchi, non a caso, hanno messo le mani avanti da tempo, prenotando milioni di dosi (il costo è di circa 7,9 dollari l’una, lo stesso dell’anti-influenzale tradizionale) presso le aziende che stanno sviluppando i nuovi prodotti. L’inglese Glaxo ha venduto a 22 nazioni 440 milioni di confezioni del suo Pandemrix, con un incasso già arrivato a 3,5 miliardi di dollari, annunciando che sono in arrivo altri accordi da centinaia di milioni. Vendite da capogiro sono previste anche per il Celvapan della Baxter, per cui è arrivato il disco verde delle autorità nelle ultime settimane. La francese Sanofi ha in portafoglio ordini per 250 milioni dagli Stati Uniti ancora prima dell’ok al suo vaccino, cifra simile a quella che si è già messa in cassa l’australiana Csl. L’Oms stima che il giro d’affari complessivo per il vaccino contro l’H1N1 possa arrivare a quota 20 miliardi di dollari.”

Tuttavia c’è ancora scetticismo da parte di tanti, viste le ultime dichiarazioni di una parlamentare polacca sulla reale consistenza del famigerato vaccino. In tutto il mondo le uniche persone a morire di Virus A sono già affette da altre gravi patologie, spesso insufficienze respiratorie. Questa corsa al vaccino si sta tra l’altro rivelando dispendiosa e inutile dato che in alcune parti del globo, non solo in Polonia, hanno capito che la cura è acqua, poco più che un placebo.

In Canada si segnalano casi di gravissime reazioni allergiche tanto che la casa farmaceutica GlaxoSmithKline, su invito delle autorità, sta ritirando un consistente lotto di vaccini. Restano in campo tante ipotesi, alcune delle quali potrebbero apparire non tanto fantasiose.

E se il virus A fosse stato creato in laboratorio dalle stesse “ricchissime” case farmaceutiche?

E se il vaccino fosse davvero un placebo o poco più?

E se i colossi della farmacia avessero programmato da tempo questo “attentato” alla salute?

Forse non siamo di fronte alla trama di un famoso videogioco dal titolo “Resident Evil“, dove una casa farmaceutica di nome Umbrella Corporation, nel vano tentativo di sperimentare chissà quale formula curativa, trasformava il mondo in un casting per il video musicale “Triller“. Ma a pensare male…

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